LA CUCINA DI VILLA LUSSANA
L’intento è quello di spalmare la propria personalità, di dare una propria interpretazione di una tradizione notevolmente ricca e propositiva, collegando prodotti del luogo a elementi di altra provenienza, come, ad esempio, il pollo fritto proposto con salsa tartara. Perché la cucina è come una lingua e chi è più curioso e aperto, meglio riesce ad esprimere colori e sentimenti, appropriandosi anche delle parole (cioè i piatti) provenienti da altri contesti.
Gli antipasti partono dal popolare salame nostrano ai ferri con polenta, arricchito con porcini e formaggio grana, o dai colorati fiori di zucca farciti, per scostarsi poi dalla strada consueta e spingersi verso Venezia, la Dominante, l’antica capitale, con proposte come le Cappesante gratinate al forno o con gli Sformatini con gamberoni e zucchine, su salsa di peperoni.
Si ritorna poi al classico locale con il Risotto con porcini freschi, ma tra i primi si trova anche il Risotto al nero di seppia e scampi, e volgendo più a nord, toccando il vecchio Impero e la Mitteleuropa, si trovano anche gli strozzapreti con ragù di coniglio o i Canederli con finferli su salsa.
E se gli animali del cortile hanno dato vita ad una cucina povera, la fantasia e l’invenzione li rinnova abbinando il coniglio, arrosto con pancetta e rosmarino, o l’agnello (e famosa era la “pecora” padovana) con costolette alla griglia, per riprendere l’atavica consuetudine con la rana (assimilabile ai frutti dell’incolto com’erano anche i gamberi di monte) proposta in bocconcini con pomodoro fresco e basilico o la tagliata di manzo argentina con i saporiti finferli del posto.
Tra i dolci, infine, i tradizionali frutti come la mela, le fragole, l’uvetta e le noci vengono combinate in variazioni tonali – come nei componimenti musicali, non diversamente – sulla base di Millefoglie o di Fagottini di pasta sfoglia.
